Nelle terre alte del Trentino, tra paesaggi mozzafiato e sfide ambientali sempre più complesse, c’è chi non aspetta soluzioni dall’alto, ma si rimbocca le maniche e costruisce risposte collettive. Andrea Ciresa è il segretario della Fondazione Fiemme Per, un laboratorio di innovazione civica ed economia sociale che riunisce imprese, enti e cittadini per affrontare i problemi del territorio con un approccio cooperativo e sostenibile.
La loro filosofia? “Selbsthilfe”, un termine tedesco che significa auto-aiuto: non aspettare che qualcuno venga a salvarti, ma trovare il modo di agire insieme.
Dall’industria globale alle montagne di casa
Andrea Ciresa ha girato il mondo per vent’anni, lavorando tra Scandinavia e Stati Uniti, immerso nel settore industriale. Ma c’era qualcosa che continuava a richiamarlo indietro, alle sue radici, tra le montagne del Trentino. Quando ha deciso di tornare nella sua terra, ha trovato una valle bellissima ma fragile, segnata da trasformazioni profonde: la tempesta Vaia aveva lasciato cicatrici evidenti nei boschi, il bostrico li stava divorando dall’interno, e il cambiamento climatico non era più una questione astratta, ma qualcosa che si poteva osservare semplicemente guardando fuori dalla finestra.
Eppure, la fragilità ambientale non era l’unico problema. C’era anche una fragilità sociale, quella di una comunità che rischiava di perdere il suo equilibrio, schiacciata tra le esigenze del turismo e le difficoltà di chi, in quei luoghi, voleva viverci e lavorare tutto l’anno. Il costo delle case era alle stelle, trovare un alloggio per una giovane coppia era quasi impossibile. I lavoratori dovevano scegliere tra stipendi dignitosi e la possibilità di restare nella propria terra. La mobilità era complicata, l’accesso all’energia sempre più costoso.
La nascita della Fondazione Fiemme Per
Andrea sapeva che non poteva bastare aspettare una soluzione dall’alto. Nelle valli trentine si è sempre fatto affidamento su un concetto molto semplice: selbsthilfe, l’auto-aiuto, l’iniziativa dal basso. Nessuno sarebbe arrivato con una bacchetta magica a risolvere i problemi della valle, ma la comunità poteva farlo da sola, mettendo insieme competenze, idee e risorse. Così, insieme a un gruppo di imprenditori, professionisti e associazioni locali, ha dato vita alla Fondazione Fiemme Per.
All’inizio erano in quattordici. Ora sono più di cento. Hanno unito forze diverse: una banca, un’azienda, un’università, artigiani, cooperative sociali, scuole, studenti. Hanno creato uno spazio dove i problemi si affrontano con un approccio diverso, dove uno più uno non fa semplicemente due, ma molto di più. L’idea di fondo era chiara: non solo risolvere criticità, ma ripensare il futuro della valle con una visione comune, in cui sostenibilità e benessere collettivo fossero i pilastri fondamentali.
“Fare accadere le cose”: il metodo Fiemme Per
Perché non provare a cambiare il modello abitativo, trovando un modo per garantire case a prezzi equi per chi voleva vivere e lavorare in valle? Perché non organizzare un trasporto condiviso tra le aziende, per ridurre il numero di auto in circolazione e alleggerire i costi per le famiglie? Perché non creare una comunità energetica che rendesse il territorio più indipendente e resiliente? E ancora, perché non valorizzare il legno abbattuto da Vaia, trasformando una tragedia in un’opportunità per il futuro?
Nessuna di queste risposte sarebbe stata possibile senza il contributo della comunità. La Fondazione ha fatto una scelta precisa: niente interventi calati dall’alto, ma soluzioni costruite dal basso, attraverso il coinvolgimento attivo di chi vive la valle ogni giorno. Le aziende hanno messo a disposizione competenze e risorse, i cittadini hanno partecipato con idee e proposte, le scuole e le università hanno portato conoscenza e ricerca.
L’importanza del network e delle alleanze
Andrea lo ripete spesso: fare accadere le cose. È questo il mantra che lo guida ogni giorno. Non basta sognare un futuro migliore, bisogna creare le condizioni perché quel futuro diventi realtà. E per farlo serve costruire alleanze, mettere in discussione lo status quo, accettare che ogni cambiamento porta con sé ostacoli e resistenze. Perché è naturale che accada. Ogni innovazione, soprattutto in territori abituati a modelli consolidati, incontra diffidenza e scetticismo. “Perché cambiare? Perché provare qualcosa di nuovo? Chi siete voi per occuparvi di questi temi?”
Eppure, con il tempo, il valore della Fondazione ha iniziato a emergere. Non solo per le iniziative concrete, ma per il metodo che propone: unire puntini, creare connessioni tra mondi che spesso si parlano poco. Imprese, istituzioni, enti del terzo settore, università: invece di lavorare separatamente, imparano a farlo insieme, mettendo al centro un concetto semplice ma rivoluzionario, quello di sussidiarietà circolare.
La Fondazione Fiemme Per è diventata un modello studiato anche all’estero. È stata riconosciuta come buona pratica alle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani ed è stata presentata alla Scuola di Governo di Harvard. Da un piccolo angolo di Trentino, il loro approccio è arrivato fino oltreoceano.
Un modello replicabile? Da dove iniziare?
Chiunque voglia creare un progetto simile, dice Andrea, deve partire da tre principi chiave. Il primo: costruire un contenitore solido, che garantisca continuità nel tempo e non si esaurisca dopo pochi anni. Il secondo: creare una rete di valore, coinvolgendo chi ha davvero voglia di fare la differenza. Il terzo: pensare in modo cooperativo, non competitivo. Perché il vero cambiamento non avviene mai da soli.
Ci sono molti modi di affrontare il futuro. Uno è aspettare che qualcosa cambi. L’altro è rimboccarsi le maniche e iniziare a costruirlo, insieme.
