C’è un momento, nella vita professionale di molte donne, in cui emerge una domanda silenziosa ma radicale: “Chi sono io, al di là del mio ruolo?”
È da questo punto di rottura che nasce Ripples, una talent & speaker agency fondata da Mariella Borghi e Yeseul Kim, con l’obiettivo di accompagnare le donne a ritrovare il proprio centro, la propria voce e il proprio valore. Non solo nella sfera pubblica, ma anche nei contesti organizzativi, dove la visibilità è spesso distribuita in modo diseguale.

Dal network alla visione comune: l’inizio di una missione

Ripples prende forma grazie a LinkedIn, dove Mariella e Yeseul si incontrano per la prima volta. Mariella è un riferimento nel mondo del marketing e dell’intelligenza artificiale. Yeseul, urban strategist con formazione al MIT ed ex vicepresidente di un distretto di innovazione a Boston, porta con sé uno sguardo internazionale e un approccio non lineare all’imprenditorialità. Dalla loro collaborazione nasce una visione condivisa: costruire uno spazio in cui le donne possano raccontarsi con autenticità e acquisire strumenti concreti per emergere.

La sindrome dell’impostore e la necessità di nuove narrazioni

Ripples parte da una constatazione amara ma diffusa: anche le professioniste più competenti faticano a credere nel proprio valore. Parlare in pubblico, proporre se stesse come speaker, mettere la propria esperienza al centro del racconto: tutto questo è ancora percepito come “troppo”. Eppure è proprio qui che si gioca la partita della rappresentazione.

Solo il 27% degli speaker nei convegni europei sono donne. Un dato che non riflette la competenza, ma la cultura. Cambiarla richiede allenamento, consapevolezza e visione.

La sostenibilità come redistribuzione di opportunità

In Ripples, la sostenibilità non è solo ambientale: è relazionale, economica, narrativa. È redistribuire visibilità e poterein modo consapevole. Significa aiutare le persone – soprattutto le donne – a riappropriarsi della propria storia e a costruire una reputazione che non dipenda esclusivamente da un ruolo aziendale.

Le attività si svolgono principalmente da remoto, per ridurre gli sprechi e facilitare una partecipazione internazionale. Le masterclass sono in inglese, i percorsi individuali sono costruiti su misura. Il punto di partenza resta sempre lo stesso: partire dai bisogni reali delle donne, non da modelli astratti o imitativi.

Dream Bigger: sogni, reti e valore

Ripples si fonda su tre principi cardine:

  • Dream Bigger: non limitarsi al passo successivo, ma partire dal sogno e costruire a ritroso.

  • Network: coltivare relazioni autentiche, chiedere aiuto, uscire dalla solitudine professionale.

  • Money mindset: imparare a negoziare, a farsi pagare il giusto, a parlare di denaro senza paura.

È in questi tre ambiti che Ripples agisce, generando un impatto sistemico. Non si tratta solo di empowerment individuale, ma di una trasformazione culturale in grado di rigenerare le dinamiche di visibilità, autorevolezza e leadership.

Un’azienda, non solo un “progetto”

“Non siamo un’associazione. Non siamo un progetto. Siamo un’impresa.”

Questo chiarimento, ripetuto più volte da Mariella e Yeseul, non è un dettaglio formale: è una presa di posizione. In Italia, troppo spesso, le iniziative a guida femminile vengono percepite come esperimenti, come se mancassero di solidità economica e visione strategica. Ripples dimostra il contrario: si può generare valore, fatturare, crescere, senza rinunciare a un’etica del lavoro fondata sulla cura, sull’ascolto e sulla giustizia.

Ripples non si limita a “dare la voce” alle donne: le aiuta a usarla per cambiare le regole del gioco.

Un’impresa che ha scelto di non adattarsi al sistema, ma di proporre un altro modo di stare nel mondo del lavoro: più fluido, più consapevole, più sostenibile.

Ascolta l’intero episodio:

About the Author: Sara Malaguti

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